Chirurgia orale e Implantologia

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Nel reparto di chirurgia orale

seguiamo alcuni principi fondamentali

ispirati alla Medicina Olistica

ed all’odontoiatria “biologica”.

 

  1. Fai di tutto per salvare il tuo dente

L’estrazione e l’impianto sono proprio l’ultimissima chance, perchè siamo convinti che neanche l’impianto e la capsula più belli e precisi possiedono le caratteristiche di adattamento fisiologico e di durata nel tempo del dente naturale.

  1. Pochi impianti, solo dove servono

  1. Procedure chirurgiche conservative: eseguiamo piccole incisioni (le più piccole possibili compatibilmente con le esigenze di visibilità intraoperatoria), limitiamo al minimo indispensabile il sacrificio di tessuto osseo e gengivale (meno cicatrici, meno dolore e disagi).

Il centro odontoiatrico offre i seguenti servizi di chirurgia orale:

LE ESTRAZIONI

La nostra filosofia sul lavoro è basata sul principio di conservazione biologica, quindi tentiamo in ogni caso di evitare le estrazioni dentarie con cure conservative ed endodontiche di alta qualità; ciononostante i “famigerati” denti del giudizio, denti fratturati in seguito ad incidenti o le carie radicolari ci costringono ancora ad intervenire chirurgicamente estraendo il dente.

Le estrazioni possono avere diversi gradi di difficoltà e di rischio: denti con radici “storte”, radici cariate (quindi rammollite e difficili da afferrare con gli strumenti), denti malposizionati etc.

 

  • Osteotomia

    Procedura chirurgica con la quale si si crea uno spazio, rimuvendo un po’ di osso per consentire l’estrazione

    strazioni di dente o radice semplice = procedura chirurgica che non comporta particolari difficoltà tecniche, osteotomia, odontotomia o sutura, finalizzata all’avulsione dalla sede alveolare di un elemento dentario erotto.

  • Odontotomia

    Significa “dividere” il dente in più parti per poterle asportare sngolarmente

    strazione complicata di dente o radice = estrazione che comporta particolari difficoltà tecniche, osteotomia, odontotomia, sutura.

  • Estrazione di terzi molari inclusi

intervento che comporta l’esecuzione di un lembo mucogengivale (uno “spostamento” della gengiva per poter vedere l’osso sottostante) osteotomia, odontotomia e sutura, finalizzato all’avulsione del dente del giudizio totalmente o parzialmente incluso nell’osso

LE APICECTOMIE

Quando le devitalizzazioni non hanno buon fine, cioè il dente continua (o riprende) a far male, o da una radiografia ci accorgiamo che intorno alla radice c’è infiammazione (il cosiddetto “granuloma”), la prima cosa da fare è ritrattare il dente.

Per ritrattamento si intende il rifacimento della devitalizzazione nell’intento di arrivare con strumenti canalari e disinfettanti laddove ancora si annidano i batteri che mandano avanti l’infiammazione.

Se il ritrattamento non risolve il problema possiamo intervenire eliminando l’infezione per via retrograda con una APICECTOMIA cioè eliminando l’apice radicolare, ossia i pochi millimetri finali di radice del dente, ed otturando il canale radicolare “per via retrograda” ossia “al contrario”, partendo dall’apice anziché da una cavità d’accesso coronale.

LA CHIRURGIA PARODONTALE

La terapia parodontale causale, il “curettage” o “pulizia sottogengivale”, non sempre risolve completamente l’infiammazione gengivale.

Quando le tasche parodontali sono troppo profonde per essere pulite con le curette, nel caso di eccessi di volume delle gengive (gengivite ipertrofica) o dove si voglia migliorare il profilo gengivale per motivi estetici, eseguiamo piccoli interventi di chirurgia parodontale.

Gli interventi del dentista possono essere di diversi tipi:

  1. Pulizia sottogengivale “a cielo aperto”: con una incisione sulla gengiva si riesce a spostare la mucosa quanto basta per arrivare sul fondo di tasche parodontali molto profonde e difficilmente raggiungibili con il semplice curettage “a cielo coperto” (cioè con la gengiva accollata al dente)

  1. Rigenerazione parodontale: utilizziamo dei materiali a base di osso sintetico e membrane da posizionare intorno ai denti che presentano grossi difetti ossei (punti in cui l’osso si è riassorbito), per favorire una “ricrescita” dei tessuti parodontali.

  1. Laser per Rimodellamento gengivale: permette di dare un profilo fisiologico ed esteteticamente gradevole in casi di eccessi di volume gengivale (“sorrisi gengivali”, ipertrofie gengivali) o in casi di carie sottogengivale.

GLI IMPIANTI

Come in tutte le altre procedure chirurgiche, anche nell’implantologia adottiamo un approccio molto conservativo:

  • Eseguiamo il minor numero possibile di impianti per risolvere la mancanza dei denti (posizioniamo ponti su impianti e ponti a carico misto su impianti e denti),

  • lembi più piccoli possibili (per una migliore guarigione dei tessuti)

  • espansione ossea quasi routinaria per fresare il meno possibile (con strumenti per l’espansione ossea di ultimissima generazione, come il piezosurgery)

Che cos’é la moderna implantologia orale?

L’implantologia orale è quella branca dell’odontoiatria che si occupa di sostituire i denti mancanti con altrettante radici artificiali ancorate nell’osso che possono sostenere denti singoli, gruppi di denti o possono anche fungere da supporto per una protesi completa (la cosiddetta overdenture o dentiera su impianti).

L’utilizzo degli impianti permette di conservare integri i denti naturali adiacenti allo spazio da colmare in quanto la protesizzazione degli impianti può non coinvolgere i denti naturali.

OSTEOINTEGRAZIONE
L’obiettivo di qualsiasi tipo di impianto è comunque quello di conseguire una completa osteointegrazione. Il termine indica la fusione di un “elemento” all’osso: nel caso degli impianti dentali questo elemento è il titanio…

COSTITUZIONE DEGLI IMPIANTI

Attualmente utilizziamo impianti in Titanio puro.
Ricordiamo che quando nell’organismo è presente un corpo estraneo, si può verificare un processo di organizzazione oppure una reazione immunitaria (antigene-anticorpo). Quest’ultima, detta anchereazione di rigetto, si verifica quando nel corpo estraneo sono presenti delle proteine e non ha quindi luogo con materiali implantari in cui le proteine sono assenti. Il Titanio inoltre non provocaneppure reazioni da corpo estraneo, ma stabilisce con l’osso una connessione diretta che è alla base dell’osteointegrazione, pertanto il materiale implantare è un fattore importante nel raggiungimento dell’organizzazione tra tessuto osseo e impianto.
Talora tuttavia, in non più del 5% dei casi, per motivi che non sono sempre perfettamente noti e prevedibili, questo processo di connessione diretta tra osso ed impianto non si verifica per cui l’impianto non può sostenere la protesi e deve essere rimosso. Molte volte si forma un tessuto fibroso intorno all’impianto che è per l’appunto responsabile di una FIBROINTEGRAZIONE. Frequentemente, a discrezione dell’operatore, sarà possibile sostituire l’impianto andato perso dopo pochi giorni.

Gli impianti in Titanio possono anche essere stratificati con ceramica di idrossiapatite (ceramica di fosfato di calcio) la quale non è in grado di indurre alcuna formazione diretta di osso (osteoinduzione), ma può indurre dei processi di catabolisi (distruzione) che ne comportano la sostituzione con osso(osteoconduzione). Tale osteoconduzione (abbondante crescita ossea anche al di fuori del tessuto osseo) è possibile osservarla anche in presenza di altri materiali da impianto. L’unica differenza è che calcio e fosfati dell’idrossiapatite vanno a far parte del metabolismo del sistema scheletrico. Pertanto la stratificazione degli impianti in Titanio con ceramica di idrossiapatite ha lo scopo di combinare le proprietà meccaniche del titanio con l’elevata possibilità che si generi osso sulla superficie ceramica.

Chi può affrontare l’implantologia?

Praticamente quasi tutti! Valutato le condizioni generali di salute, l’osso disponibile e la sua qualità, e le motivazioni del paziente, si può affermare che quasi ogni caso di edentulia (mancanza dei denti) può essere risolto con l’uso degli impianti.
Esistono tuttavia quelle che in medicina vengono definite delle “controindicazioni” di carattere locale o generale, temporanee o permanenti chesconsigliano fortemente la terapia implantare. Per questo motivo Ti invitiamo a rispondere sinceramente ed esaustivamente alle domande che Ti vengono rivolte nel questionario di anamnesi, e nel colloquio in occasione della prima visita. Le tue risposte ci permettono di inquadrare correttamente la tua situazione clinica remota e recente e quindi desumere indicazioni e controindicazioni.
Ad esempio non è consigliabile sottoporsi a terapia implantare se il paziente attraversa un periodo di particolare stress psicofisico, oppure durante una gravidanza. . Non si possono eseguire questi interventi se sono in attotrattamenti farmacologici anticoagulanti od immunosoppressori. Anemie, alterazioni delle difese contro le infezioni e della coagulazione e anche il diabete giovanile costituiscono controindicazioni assolute all’implantologia endo-ossea. In caso di malattie cardiocircolatorie, in pazienti con protesi valvolari cardiache e pregresse endocarditi batteriche esistono rischi elevati che vanno valutati con il cardiologo curante. Anche in caso di particolari malattie dell’osso si devono vagliare attentamente i pro ed i contro dell’eventuale terapia impiantare.

PRESUPPOSTI ANATOMICI

 

La disponibilità ossea, nella cresta edentula in cui è prevista l’incorporazione di impianti, è della massima importanza qualunque sia il sistema impiantare che si intende usare. Servendosi degli attuali mezzi diagnostici (analisi delle radiografie, modelli ecc…) è possibile valutare con sufficiente precisione, altezza, larghezza, lunghezza e forma dell’osso nonché i prevedibili rapporti tra impianti e sovrastruttura protesica.

Quali sono le ragioni per fare l’implantologia?

La maggiore conoscenza e la consapevolezza da parte della popolazione della possibilità di migliori cure odontoiatriche, le minori indicazioni alle estrazioni dentali sono tutti fattori che concorrono alla conservazione nel tempo degli elementi dentali naturali e quindi della funzione masticatoria.

Pur tuttavia il paziente edentulo (senza denti) continua a rappresentare una realtà quotidiana perché grazie ai progressi della scienza medica un maggior numero di persone raggiunge un età avanzata e la compromissione dell’apparato parodontale è causa inevitabile di edentulismo.

Inoltre la prevenzione non ha ancora raggiunto quel livello di diffusione in tutte le fasce della popolazione che sarebbe necessario ed indispensabile per evitare l’edentulismo parziale o totale che talora si osserva anche in soggetti relativamente giovani.

Questo è il motivo per il quale l’implantologia ovverosia sostituzione degli elementi dentari con pilastri implantari, rappresenterà in futuro una branca sempre più importante dell’ odontoiatria ed una soluzione sempre più semplice e ovvia ai problemi dell’edentulia.

 

Incorporando correttamente gli IMPIANTI ENDO-ossei si ottiene un ottimo fissaggio meccanico delle protesi mobili o fisse, con procedure chirurgiche semplici. Se si ottiene l’incorporazione di elementi implantari si verificano buone condizioni di partenza per procedere alla ricostruzione protesica.

Come affrontare l’implantologia?

 

QUAL’è IL COMPORTAMENTO PIù CORRETTO PER MANTENERE GLI IMPIANTI?

è assolutamente necessario effettuare regolari visite di controllo, in genere con cadenza semestrale, durante le quali il medico controllerà le infrastrutture implantari e l’igiene orale praticata dai pazienti.

Si ritiene unanimemente che il controllo della placca batterica sia importantissimo per prevenire i processi di distruzione ossea in sede periimplantare. Per questo motivo prima ancora di posizionare i pilastri implantari, il paziente viene istruito, illustrando l’uso dei mezzi per praticare l’igiene degli impianti e dei denti residui e deve essere in seguito controllata e verificata la sua capacità di eseguire adeguatamente le necessarie manovre di igiene orale attraverso visite di controllo presso lo studio. Da questa capacità dipende in larghissima misura la possibilità di far durare nel tempo un impianto correttamente posizionato e protesizzato.

Come si svolge l’intervento?

QUALI FASI COMPORTA L’INSERIMENTO E LA MESSA IN FUNZIONE DEGLI IMPIANTI?

 

 

La prima fase terapeutica consiste in un dettagliato colloquio con il pazientedurante il quale gli vengono fornite chiare informazioni circa la sua situazione dentaria con l’indicazione delle varie possibilità terapeutiche e dei relativi rischi. Il paziente deve rendersi perfettamente conto dell’importanza e delle eventuali conseguenze dell’intervento. Il consenso del paziente viene richiesto di solitoper iscritto sempre dopo un’esauriente spiegazione.

Se il paziente acconsente e se non sussistono controindicazioni si procede all’inserimento dell’impianto nell’osso mandibolare o nell’osso mascellare in anestesia locale.

L’intervento dura circa 60 minuti per ogni impianto inserito salvo complicazioni e non è doloroso durante il suo svolgimento. In fase di guarigione si può manifestare un lieve dolore ed una lieve tumefazione, (come dopo un’estrazione).

L’intervento è preceduto e seguito dall’assunzione di farmaci, a discrezione dell’odontoiatra curante, tra cui sono inclusi antibiotici e antiinfiammatori per evitare infezioni ed un eccessivo disagio postoperatorio.

Dopo una settimana vengono rimossi i punti.

Secondo la metodica tradizionale si attendono da 3-4 a 6 mesi circa a seconda della posizione degli impianti, prima di procedere alla seconda fase chirurgicache consiste nel collegare un “tappo di guarigione” all’impianto. A breve il pilastro di guarigione viene sostituito con un moncone che costituisce il supporto dapprima per una corona provvisoria e solo in seguito per una corona definitiva (FASE PROTESICA).

 

 

Complicanze ed insuccesso dell’implantologia

 

Che cosa significa insuccesso implantare?

Il termine “successo” definisce di massima un trattamento duraturo e definitivo. Da un punto di vista medico una terapia è da considerarsi “di successo”, anche se rende possibile un temporaneo miglioramento, oggettivo e soggettivo, dello stato clinico del paziente senza che ne risulti alcun danno.

In odontoiatria quasi tutti i trattamenti devono accontentarsi di successi temporanei questo è legato a fenomeni di usura dei manufatti che vengono fabbricati, dovuti peraltro alle fortissime sollecitazioni cui sono sottoposti nel cavo orale.

A questo si aggiunge per gli impianti un fisiologico riassorbimento dell’osso periimplantare. In generale si può parlare di successo dell’85% degli impianti a 5 (10) anni anche se spesso molte ricerche indicano percentuali ancora maggiori.

Esistono purtroppo un certo numero di complicazioni chirurgiche intraoperatorie e postoperatorie precoci e tardive nonché complicazioni protesiche che possono determinare la non integrazione dell’impianto e quindi la sua perdita prima che esso venga caricato, a breve distanza dal caricamento o anche a distanza di alcuni mesi.
Tra le complicanze intraoperatorie vi sono ovviamente il non rispetto delle strutture anatomiche come abbiamo specificato parlando dei presupposti anatomici necessari all’incorporazione dell’impianto.

Come complicanza da prevenire una volta che l’impianto è stato caricato abbiamo la PERIIMPLANTITE:

La periimplantite è una infiammazione periimplantare (ossia che circonda l’impianto). Consiste nella formazione di un tessuto di difesa (tessuto di granulazione) in caso di contaminazione batterica della superficie implantare. Il tessuto di granulazione può arrivare a sostituire osso riassorbito e piano piano procedere verso il centro provocando un’osteomielite cui segue la perdita dell’impianto dopo poche settimane.

QUAL E’ IL COMPORTAMENTO PIU’ CORRETTO PER MANTENERE GLI IMPIANTI?
E’ assolutamente necessario effettuare regolari visite di controllo, in genere con cadenza semestrale, durante le quali il dentista controllerà le infrastrutture implantari e l’igiene orale praticata dai pazienti.

Si ritiene unanimemente che il controllo della placca batterica sia importantissimo per prevenire i processi di distruzione ossea in sede periimplantare. Per questo motivo prima ancora di posizionare i pilastri implantari, il paziente deve essere istruito, illustrando l’uso dei mezzi per praticare l’igiene degli impianti e dei denti residui e deve essere in seguitocontrollata e verificata la sua capacità di eseguire adeguatamente le necessarie manovre di igiene orale. Da questa capacità dipende in larghissima misura la possibilità di far durare nel tempo un impianto correttamente posizionato e protesizzato.

Rigenerazione ossea e implantologia
Rigenerazione ossea guidata

Si intende normalmente con questo termine la ricostruzione di perdite ossee con l’impiego di apposite membrane, viti di espansione, e scalpelli, e viene applicata in implantologia endoossea in presenza di perdite ossee primarie o secondarie all’inserzione dell’impianto. E’ possibile procedere in due fasi o in una sola fase.

Procedimento bifasico: si cerca di ottenere con l’espansione e/o con l’aumento verticale di cresta una disponibilità ossea sufficiente per l’ancoraggio degli impianti, in un secondo tempo si procede ad incorporare l’impianto nel tessuto osseo rigenerato
Procedimento monofasico: si applicano le membrane e gli altri strumenti per aumentare la quantità di osso disponibile e contemporaneamente si applica l’impianto.

In caso di ridotta disponibilità ossea secondaria si applicano le membrane per realizzare l’ossificazione della perdita ossea periimplantare al fine della ri-osseointegrazione nell’ambito di un trattamento di periimplantite.
Tecnica GBR (guided bone rigeneration)

Schema dell’intervento di posizionamento dell’impianto e successivamente della membrana che induce al suo interno abbondante rigenerazione ossea.
Il midollo osseo è il sito di provenienza delle cellule che hanno la funzione di formare nuovo osso. Il nutrimento e l’ossigeno vengono veicolati dai vasi sanguigni che passano dal midollo osseo nel coagulo sanguigno presente nella zona della perdita ossea. Il coagulo è in pratica una matrice “OSTEOCONDUTTIVA” in cui si DIFFERENZIANO GLI OSTEOBLASTI ossia le cellule formatrici di osso. Se si separa questa zona dal tessuto molle (connettivo) circostante attraverso una “membrana”, al di sotto di essa si verificherà una normale osteogenesi .
Per sostenere la membrana, che dovrà comunque essere fissata da apposite viti, si stabilizza il coagulo utilizzando osso autologo (proveniente dal paziente) in cui sono presenti tra l’altro importanti fattori di crescita, addizionato di osso decalcificato e liofilizzato o di idrossiapatite.

L’area tratteggiata corrisponde all’aumento che si vuole ottenere nei diversi casi ( cresta riassorbita orizzontalmente o verticalmente)

Diverse classi di riassorbimento osseo nel mascellare superiore e nel mascellare inferiore

In questa figura si vede l’impianto che è posizionato nell’osso residuo (di colore giallo) l’osso autologo triturato + osso liofilizzato demineralizzato (rosso a puntini bianchi) che viene aggiunto per sostenere la membrana (di colore blu tratteggiata). Il tutto viene chiuso dalla gengiva (STRATO ROSA SOVRASTANTE), che consente la perfetta guarigione e rigenerazione ossea senza che la membrana si scopra!

 

Estetica in implantologia

 

La posizione della linea del sorriso viene considerata fin dalla prima visita. A tutt’oggi la protesi su impianti non ha la stessa prevedibilità estetica della protesi tradizionale in particolare quando la morfologia della cresta ossea impone il ricorso a tecniche di ricostruzione ossea come la rigenerazione ossea guidata, l’espansione di cresta e gli innesti ossei. Per tutti i restauri anteriori la tipologia di sorriso ( più o meno gengivale) può o meno far considerare il paziente come un paziente “a rischio” da un punto di vista delle sue aspettative estetiche.

In ogni caso con una corretta progettazione che prevede prima l’aumento dell’osso tramite procedimenti di rigenerazione guidata e poi eventualmente aumenti estetici di tessuto molle sarà possibile rendere il risultato implantare molto più predicibile da un punto di vista estetico. In base all’anatomia crestale (dell’osso) può essere necessario un aumento del tessuto duro per consentire il corretto posizionamento dell’impianto e/o dei tessuti molli periimplantari, per favorire poi la rigenerazione delle papille .

A SECONDA DELLA LINEA DEL SORRISO E DI QUANTO IL PAZIENTE SCOPRE LA GENGIVA DELLE NECESSITA’ E ASPETTATIVE DEL PAZIENTE, PER OTTENERE UN RISULTATO FINALE ACCETTABILE PUO’ ESSERE NECESSARIO RICORRERE AD UN INTERVENTO IN PIU’ FASI.

Nel mascellare inferiore edentulo, a causa della presenza dei nervi alveolari, è sovente necessario posizionare gli impianti tra l’emergenza dei due nervi costruendo al di sopra di questi pilastri una protesi avvitata dotata di due estensioni laterali relativamente lunghe. Questa protesi a palafitta può inizialmente riscuotere da parte del paziente critiche di ordine estetico anche se in pratica, la zona della cresta alveolare mandibolare in cui si trovano gli impianti è difficilmente visibile anche durante I massimi movimenti labiali. In molti casi questo difetto è correggibile mediante l’applicazione di un’epitesi gengivale ossia di una gengiva artificiale per lo più in ceramica rosa che riempie quasi completamente lo spazio dovuto al riassorbimento osseo e restituisce un certo sostegno ai tessuti periorali (labbra e zona intorno al labbro).

Espansione di cresta edentula

Procedura chirurgica finalizzata ad ottenere una sede adeguata all’inserimento di impianti mediante l’aumento verticale o trasversale della cresta ossea. Molto spesso l’osso della mascella o della mandibola si presenta sottile proprio in corrispondenza del dente mancante, per un normale processo di riassorbimento o in seguito ad ascessi. In queste condizioni ricorriamo ad una tecnica di espansione ossea molto conservativa e rispettosa dei principi biologici grazie anche ad uno strumento di ultima generazione: la Chirurgia Piezoelettrica.

Questo strumento ad ultrasuoni (simile all’ablatore per le pulizie dei denti) vibra per poter eseguire il taglio dell’osso e spruzza acqua per raffreddarlo. L’aspetto più importante è la sicurezza, infatti non utilizzando il trapano siamo certi di non ledere le strutture anatomiche dei tessuti molli circostanti l’area dell’intervento (nervi, vasi sanguigni, mucosa etc.) ed il taglio effettuato è molto preciso e controllato visto che possiamo regolare l’intensità e la frequenza delle vibrazioni dello strumento.

Chirurgia piezoelettrica

La tecnica Piezosurgery, grazie ad oscillazioni ultrasoniche tridimensionali controllate, permette di non utilizzare il trapano per l’osteotomia e l’osteoplastica.

Interventi più complessi

A livello della zona dei molari nell’arcata superiore è spesso assente una disponibilità ossea tale da permettere un sufficiente ancoraggio all’osso. Per aumentare la quantità di osso disponibile sono state suggerite alcune tecniche di innesto.

Esiste la possibilità di sovrapporre blocchetti di osso autologo (ossia osso del paziente) all’osso mascellare oppure di inserire il materiale da innesto direttamente nel seno mascellare aprendo una finestra a livello della zona edentula dove si vogliono inserire gli impianti. Si pratica (un’osteotomia taglio dell’osso) rettangolare usando molta cautela per non perforare la membrana del seno mascellare. Si spinge verso l’interno la finestra ossea dissezionando con molta attenzione la membrana del seno dalla parete ossea. A questo punto è possibile ottenere il posizionamento del materiale da innesto in modo da ottenere la massima altezza possibile. L’osso autogeno prelevato dal mento o dalla branca montante della mandibola viene sminuzzato e mescolato ad altro tipo di osso eterologo o alloplastico (osso bovino o derivati del corallo ad esempio)e incluso nel seno mascellare. QUESTA PROCEDURA E’ DETTA: SINUSLIFT
Se si può disporre di una sufficiente altezza a livello del pavimento del seno (4-5mm) l’intervento implantare si può eseguire contemporaneamente al sinuslift, viceversa è necessario attendere almeno 6 mesi perchè si possano posizionare impianti in siti dove in precedenza non era possibile.

Nei casi in cui si progetti un intervento bilaterale è necessario avere a disposizione una quantità molto significativa di osso e può essere necessario prelevare l’osso dalla cresta iliaca (dell’anca) il che comunque richiede un intervento chirurgico a parte in ambito ospedaliero e in anestesia generale.

Si frattura una finestra ossea
e si rialza la membrana del seno mascellare
infine si riempie lo spazio con osso autologo+eterologo

 

Il mento è una zona di prelievo dell’osso autologo che può avvenire facendo dei piccoli blocchetti oppure con la frese apposite a sezione cilidrica che permettono di prelevare dei piccoli cilindretti di osso

Immagine dell’impianto posizionato contemporaneamente al rialzo di seno

INNESTI NEL MASCELLARE ANTERIORE
In questa zona dove I requisiti estetici sono elevati si richiede spesso un aumento osseo sia nella direzione verticale sia in quella orizzontale tuttavia siccome in questa zona non c’è una cavità naturale che contenga I materiali da innesto particolati come il seno mascellare si deve ricorrere a blocchetti d’osso fissati sopra, di fianco o sotto la cresta con particolari viti per aumentare la cresta a seconda del tipo di difetto.

 

 

Dentiera su impianti – Overdenture su impianti

Che cos’è un’ Overdenture su impianti (Dentiera su impianti) ?

L’ Overdenture su impianti è una protesi mobile totale (Dentiera) che viene ancorata ad alcuni impianti in titanio inseriti nell’osso.
La procedura consiste nell’inserire da 2 a 4 impianti nell’arcata priva di denti, (il nostro consiglio è quello di inserire almeno 4 impianti per una maggiore tenuta) poi facciamo costruire una barra dall’odontotecnico che servirà per bloccare l’uno con l’altro i vari impianti; questa barra ha speciali attacchi che dovranno combaciare perfettamente con altrettanti attacchi inseriti nella dentiera (che non sono visibili dall’esterno). Il principio funziona come i bottoni automatici che sono presenti in molti giubbotti in commercio .
E’ possibile addottare questa tecnica sia per la protesi superiore (che non avrà più bisogno del palato!), che per la protesi inferiore (che così risulterà ferma come una protesi fissa).
Il paziente facendo una leggera trazione con le dita dovrà togliere la protesi per pulirla una volta al giorno dopodichè potrà riancorarla e non toglierla fino al giorno dopo.